Nuove aliquote rendimento per dipendenti enti locali e sanità: chiarimenti INPS e possibili strategie pensionistiche

Nuove aliquote rendimento per dipendenti enti locali e sanità: chiarimenti INPS e possibili strategie pensionistiche

Negli ultimi mesi il tema delle nuove aliquote di rendimento applicate al personale iscritto alle casse previdenziali degli enti locali e della sanità ha generato numerosi dubbi tra i lavoratori del settore pubblico. 

Un recente chiarimento dell’INPS, contenuto nel messaggio n. 787 del 2026, interviene proprio per fare chiarezza su un aspetto particolarmente rilevante: l’incidenza delle dimissioni dal servizio e la possibilità di mantenere un trattamento pensionistico più favorevole attendendo la pensione di vecchiaia. 

La modifica introdotta dalla legge di bilancio 

La questione nasce dalla riforma introdotta con la legge n. 213 del 2023, che ha previsto una riduzione delle aliquote di rendimento applicate alle quote retributive della pensione per i lavoratori iscritti alle casse degli enti locali e della sanità, in particolare: 

  • CPDEL (Cassa pensioni dipendenti enti locali) 
  • CPS (Cassa pensioni sanitari) 
  • CPUG (Cassa pensioni ufficiali giudiziari) 
  • CPI (Cassa pensioni insegnanti) 

La riduzione interessa i lavoratori che, al 31 dicembre 1995, possedevano meno di 15 anni di contributi. Per questi soggetti le nuove aliquote risultano meno favorevoli rispetto a quelle previste dalla normativa precedente (legge n. 965/1965), con un possibile impatto sull’importo finale della pensione. 

Le indicazioni iniziali dell’INPS 

L’INPS aveva già fornito le prime istruzioni operative con la circolare n. 53 del 2025 e con il messaggio n. 2491 del 2025, chiarendo che le nuove disposizioni non si applicano: 

  • ai lavoratori che avevano maturato un diritto a pensione entro il 31 dicembre 2023 
  • ai lavoratori che accedono alla pensione di vecchiaia, anche se successivamente a tale data 
  • ai dipendenti collocati in pensione d’ufficio prima della vecchiaia per maturazione del diritto alla pensione anticipata (ipotesi che però non è più applicabile dal 2025, a seguito dell’innalzamento del limite ordinamentale di permanenza in servizio da 65 a 67 anni). 

Il chiarimento sulle dimissioni dal servizio 

Con il messaggio n. 787 del 2026 l’INPS ha corretto una prassi amministrativa che in alcuni casi aveva generato interpretazioni non corrette. 

Il punto centrale del chiarimento riguarda proprio le dimissioni volontarie dal servizio, che risultano irrilevanti ai fini dell’applicazione delle nuove aliquote di rendimento. 

Ciò che conta, infatti, non è il momento in cui il lavoratore lascia il servizio, ma la tipologia di pensione con cui accede al trattamento previdenziale. 

In altre parole: 

  • se il lavoratore accede alla pensione anticipata, si applicano le nuove aliquote meno favorevoli; 
  • se invece attende la pensione di vecchiaia (67 anni), continua ad applicarsi il sistema di calcolo con le vecchie aliquote di rendimento. 

Questo significa che, in linea teorica, un lavoratore potrebbe dimettersi anche dopo aver maturato i requisiti per la pensione anticipata, attendere il compimento dei 67 anni e accedere successivamente alla pensione di vecchiaia, mantenendo così il sistema di calcolo più favorevole. 

Naturalmente si tratta di una scelta che deve essere attentamente valutata, poiché comporta un periodo senza stipendio e senza pensione prima dell’accesso al trattamento previdenziale. 

Le esclusioni per i lavoratori precoci 

L’INPS ha inoltre confermato che restano esclusi dall’applicazione delle nuove aliquote i cosiddetti lavoratori precoci che hanno maturato i requisiti per il pensionamento entro il 31 dicembre 2023. 

Si tratta, in particolare, dei lavoratori che hanno raggiunto 41 anni di contributi entro tale data e che abbiano ottenuto la relativa certificazione da parte dell’Istituto, indipendentemente dal raggiungimento dei requisiti ordinari per la pensione anticipata. 

Riesame delle pensioni già liquidate 

Un ulteriore elemento importante riguarda le pensioni già liquidate con criteri non conformi al quadro normativo chiarito dall’INPS. 

L’Istituto ha infatti comunicato che procederà al riesame d’ufficio dei provvedimenti nei quali siano state applicate le nuove aliquote in modo non corretto. In tali casi verranno riconosciute: 

  • le eventuali differenze sugli arretrati pensionistici 
  • gli interessi legali 
  • la rivalutazione monetaria, ove spettante. 

Lo stesso principio verrà applicato anche nei casi oggetto di ricorso, con l’annullamento in autotutela dei provvedimenti errati. 

L’importanza di analizzare la propria posizione previdenziale 

Questa vicenda dimostra quanto il sistema pensionistico possa essere complesso e quanto le scelte relative al momento del pensionamento possano incidere in modo significativo sull’importo della pensione. 

In alcuni casi, come quello chiarito dall’INPS, la differenza tra pensione anticipata e pensione di vecchiaia può comportare variazioni rilevanti nel metodo di calcolo e quindi nel trattamento economico finale. 

Per questo motivo è fondamentale analizzare attentamente la propria posizione contributiva e simulare le diverse opzioni di pensionamento, valutando quale soluzione sia realmente la più conveniente. 

Proprio alla luce di queste dinamiche normative, può essere particolarmente utile verificare la propria pensione o effettuare un’analisi della migliore soluzione pensionistica con il supporto di professionisti del settore. 

Attraverso i servizi di consulenza previdenziale offerti dalla nostra società è possibile effettuare un’analisi completa della propria posizione contributiva, individuare eventuali criticità e valutare con precisione le diverse strategie di pensionamento, così da scegliere la soluzione più vantaggiosa per il proprio futuro previdenziale. 

 

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