TFR e TFS nel pubblico impiego: termini di pagamento, novità normative e nuovo intervento della Corte Costituzionale
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La disciplina del Trattamento di Fine Rapporto (TFR) e del Trattamento di Fine Servizio (TFS) nel pubblico impiego rappresenta da anni una delle questioni più controverse e dibattute in ambito previdenziale.
Il tema riguarda, in particolare, i tempi di liquidazione e la rateizzazione delle somme spettanti ai dipendenti pubblici cessati dal servizio, regolati da una normativa risalente e pensata, almeno nelle intenzioni originarie, come temporanea ed eccezionale, ma che di fatto si è trasformata in una disciplina strutturale e penalizzante.
I riferimenti normativi principali sono:
- art. 3, comma 2, D.L. n. 79/1997, che disciplina il differimento temporale della liquidazione;
- art. 12, comma 7, D.L. n. 78/2010, che introduce la rateizzazione degli importi.
Nonostante le ripetute censure della Corte Costituzionale e una parziale modifica introdotta con la Legge di Bilancio 2026, il sistema continua a determinare un trattamento deteriore per i dipendenti pubblici rispetto ai lavoratori del settore privato.
Termini di pagamento del TFR/TFS fino al 31 dicembre 2026
Fino al 31 dicembre 2026, i termini di pagamento del TFR/TFS nel pubblico impiego restano disciplinati come segue, con decorrenza degli interessi legali solo oltre tali scadenze.
Tempi di liquidazione
-
105 giorni
In caso di cessazione dal servizio per inabilità o decesso del dipendente.
-
12 mesi + 3 mesi per l’accredito
In caso di cessazione per raggiungimento dei limiti di età o di servizio.
Trascorso tale termine complessivo (15 mesi), maturano gli interessi legali.
-
24 mesi + 3 mesi per l’accredito
In caso di cessazione per dimissioni volontarie o licenziamento.
Anche in questo caso, oltre i 27 mesi complessivi, decorrono gli interessi legali.
Rateizzazione degli importi
La normativa prevede inoltre la liquidazione frazionata del TFR/TFS in base all’ammontare complessivo:
- Unica soluzione per importi fino a 50.000 euro;
- Due rate annuali per importi compresi tra 50.000 e 100.000 euro;
- Tre rate annuali per importi superiori a 100.000 euro.
Tale meccanismo, combinato con il differimento iniziale, determina un ulteriore e significativo ritardo nell’effettiva disponibilità delle somme.
Le novità dal 1° gennaio 2027: cosa cambia con la Legge di Bilancio
Con l’art. 44 della Legge di Bilancio, in vigore dal 1° gennaio 2027, il legislatore ha introdotto alcune modifiche alla disciplina, intervenendo – seppur in modo limitato – sui tempi di attesa.
La novità di maggiore rilievo riguarda i dipendenti pubblici che cessano dal servizio per pensionamento:
- il termine di pagamento della prima rata viene ridotto a 7 mesi,
- ai quali si aggiungono 3 mesi per l’accredito.
Restano invece immutati:
- il sistema di rateizzazione;
- i termini più lunghi previsti per le altre cause di cessazione;
- l’assenza di un meccanismo di rivalutazione monetaria delle somme differite.
I moniti della Corte Costituzionale e il nuovo rinvio
La disciplina del TFR/TFS nel pubblico impiego è stata più volte oggetto di attenzione da parte della Corte Costituzionale, che ha adottato due importanti sentenze di “monito”:
- sentenza n. 159/2019;
- sentenza n. 130/2023.
In entrambe le decisioni, la Corte ha evidenziato la sostanziale contrarietà ai principi costituzionali di una normativa che:
- era stata introdotta con finalità temporanee;
- è divenuta invece permanente;
- determina una disparità di trattamento rispetto ai lavoratori privati.
La Corte ha più volte sollecitato un intervento legislativo tempestivo, volto a riequilibrare il sistema e a tutelare adeguatamente i diritti dei dipendenti pubblici.
L’ordinanza del TAR Marche e la nuova questione di legittimità costituzionale
In questo contesto si inserisce l’ordinanza n. 55 del 15 febbraio 2025 del TAR Marche, pubblicata in Gazzetta Ufficiale il 2 aprile 2025, con cui è stata nuovamente rimessa alla Corte Costituzionale la questione di legittimità:
- dell’art. 3, comma 2, D.L. 79/1997 (differimento);
- dell’art. 12, comma 7, D.L. 78/2010 (rateizzazione),
con specifico riferimento ai dipendenti cessati per raggiunti limiti di età o di servizio.
Il TAR ha sottolineato come la perdurante inerzia del legislatore stia producendo una lesione reiterata e sostanziale del diritto del lavoratore pubblico a percepire una retribuzione differita adeguata, proporzionata all’attività svolta.
I profili di maggiore criticità
Tra gli aspetti ritenuti maggiormente problematici emergono:
- il differimento non più temporaneo della liquidazione;
- l’assenza di rivalutazione monetaria, che determina una progressiva erosione del valore reale del TFR/TFS;
- la rateizzazione per scaglioni, che amplifica il pregiudizio economico, soprattutto se combinata con i lunghi tempi di attesa iniziali.
Per tali ragioni, il giudice amministrativo ha chiesto una nuova verifica di compatibilità della disciplina con l’art. 36 della Costituzione, che tutela il diritto del lavoratore a una retribuzione giusta e sufficiente, anche nella sua componente differita.
L’udienza davanti alla Corte Costituzionale
L’udienza di discussione della questione di legittimità costituzionale è fissata per il 10 febbraio prossimo.
L’esito del giudizio potrà avere ricadute significative per l’intero comparto del pubblico impiego, aprendo la strada a una possibile revisione complessiva del sistema di pagamento del TFR/TFS e al riconoscimento di tutele più adeguate per i lavoratori pubblici cessati dal servizio.
Conclusioni e tutela operativa dei diritti dei dipendenti pubblici
Alla luce del quadro normativo e giurisprudenziale delineato, appare evidente come la materia del TFR/TFS nel pubblico impiego sia caratterizzata da elevata complessità tecnica, continui interventi interpretativi e da un’evoluzione ancora incerta, anche in ragione del prossimo pronunciamento della Corte Costituzionale.
In tale contesto, diventa essenziale per il dipendente pubblico cessato dal servizio non limitarsi ad attendere la liquidazione, ma procedere a una verifica puntuale e consapevole delle somme spettanti, dei tempi di pagamento e delle modalità di corresponsione applicate dall’Amministrazione o dall’ente previdenziale.
Verifica della correttezza degli importi TFR/TFS
C&P mette a disposizione dei propri assistiti un servizio specializzato di verifica della correttezza degli importi liquidati o da liquidare a titolo di TFR/TFS, finalizzato a:
- controllare la corretta determinazione della base di calcolo;
- verificare l’esatta applicazione delle voci retributive utili;
- accertare il rispetto dei termini di pagamento previsti dalla normativa vigente;
- individuare eventuali errori di calcolo, omissioni o ritardi suscettibili di tutela.
Tale attività consente al lavoratore di acquisire piena consapevolezza dei propri diritti patrimoniali e di valutare con cognizione di causa ogni eventuale iniziativa a tutela delle somme maturate nel corso della carriera lavorativa.
Monitoraggio costante dell’evoluzione normativa e giurisprudenziale
Parallelamente, C&P svolge una costante attività di monitoraggio sull’evoluzione della disciplina del TFR/TFS, con particolare attenzione:
- ai futuri interventi della Corte Costituzionale;
- alle modifiche legislative, incluse quelle introdotte in sede di legge di bilancio;
- agli orientamenti della giurisprudenza amministrativa e contabile.
Questo presidio continuo consente di garantire ai propri assistiti un’assistenza sempre aggiornata, orientata alla massima tutela dei diritti previdenziali, anche in un contesto normativo in costante trasformazione.
Un supporto qualificato in una fase decisiva
In attesa dell’udienza del 10 febbraio e delle possibili ricadute sistemiche che ne potranno derivare, affidarsi a un supporto qualificato significa prevenire criticità, tutelare il valore economico delle prestazioni maturate e affrontare con maggiore serenità una fase particolarmente delicata della propria vita lavorativa e previdenziale.
Consulcesi and Partners conferma il proprio impegno ad affiancare i dipendenti pubblici con competenza, trasparenza e attenzione costante, mettendo al centro la tutela effettiva dei diritti e degli interessi dei propri assistiti.