Rivalutazione automatica delle pensioni nel 2027: come funziona e quali aumenti si possono ipotizzare

Rivalutazione automatica delle pensioni nel 2027: come funziona e quali aumenti si possono ipotizzare


La rivalutazione automatica delle pensioni è il meccanismo con cui gli assegni previdenziali vengono adeguati nel tempo per contrastare la perdita di potere d’acquisto dovuta all’inflazione. La funzione di questo strumento è stata più volte ricostruita dalla giurisprudenza costituzionale, che ne ha evidenziato il collegamento con i principi di adeguatezza e proporzionalità del trattamento pensionistico..

Sul piano normativo, il sistema generale di perequazione si fonda sull’art. 34 della legge n. 448/1998 e, per la modulazione per fasce, sull’art. 69 della legge n. 388/2000, come ricostruito sia dalla Corte costituzionale sia dalla prassi INPS [Sentenza n. 30 del 28/01/2004][Circolare numero 120 del 26-10-2022]. A decorrere dal 1° gennaio 2022, l’indice di rivalutazione automatica è applicato: 

  • al 100% per i trattamenti fino a quattro volte il minimo INPS;
  • al 90% per i trattamenti compresi tra quattro e cinque volte il minimo INPS;
  • al 75% per i trattamenti superiori cinque volte il minimo INPS.

Inoltre, per determinare la fascia di appartenenza, la rivalutazione va calcolata sull’importo complessivo dei trattamenti pensionistici rilevanti, secondo il criterio del cumulo illustrato dall’INPS [Circolare numero 120 del 26-10-2022]. 

Cosa può accadere nel 2027 

Per il 2027 si ipotizza una rivalutazione intorno al 2,8%, precisando però che si tratta di una stima non ancora ufficiale, destinata a essere definita solo a fine anno con il provvedimento ministeriale competente. Si ricorda inoltre che l’aumento non coincide per tutti con il 100% dell’inflazione, ma varia in base alle fasce previste dalla legge, in coerenza con il quadro normativo vigente dal 2022 [LEGGE 27 dicembre 2019, n. 160][Circolare numero 120 del 26-10-2022]. 

La determinazione annuale della percentuale di variazione avviene infatti con decreto ministeriale, sulla base degli indici ISTAT, come emerge dal sistema richiamato dalla Corte costituzionale e dai decreti interministeriali in materia [Sentenza n. 30 del 28/01/2004][Decreto Interministeriale 18 gennaio 2012]. 

Le fasce da considerare nelle simulazioni 

Assumendo, un trattamento minimo pari a euro 611,85 mensili, le soglie teoriche di riferimento sarebbero le seguenti: 

  • fino a euro 2.447,40 lordi mensili: rivalutazione piena al 100% dell’indice ipotizzato;
  • da euro 2.447,41 euro 3.059,25 lordi mensili: rivalutazione al 90% dell’indice;
  • oltre euro 3.059,25 lordi mensili: rivalutazione al 75% dell’indice [LEGGE 27 dicembre 2019, n. 160].

Se l’indice finale fosse davvero pari al 2,8%, ne deriverebbero questi aumenti teorici: 

  • 2,8% per la prima fascia;
  • 2,52% per la seconda fascia;
  • 2,1% per la terza fascia.

Simulazioni indicative sugli assegni pensionistici 

Si possono formulare alcune simulazioni puramente indicative: 

  • Pensioni fino a quattro volte il minimo INPS 

Per i trattamenti che rientrano nella prima fascia, l’aumento sarebbe pari all’intero 2,8%: 

pensione lorda di 1.000 euro al mese → 1.028 euro al mese; 

pensione lorda di 1.500 euro al mese → 1.542 euro al mese; 

pensione lorda di 2.000 euro al mese → 2.056 euro al mese. 

  • Pensioni tra quattro e cinque volte il minimo INPS 

Per i trattamenti della seconda fascia, l’aumento sarebbe del 2,52%: 

pensione lorda di 2.500 euro al mese → 2.563 euro circa al mese; 

pensione lorda di 3.000 euro al mese → 3.075,60 euro circa al mese [LEGGE 27 dicembre 2019, n. 160]. 

  • Pensioni oltre cinque volte il minimo INPS 

Per la terza fascia, l’incremento scenderebbe al 2,1%: 

pensione lorda di 5.000 euro al mese → 5.105 euro circa al mese [LEGGE 27 dicembre 2019, n. 160]. 

Si tratta, è bene ribadirlo, di importi lordi. Sull’assegno continuano poi a incidere le ritenute fiscali, nazionali e territoriali, con la conseguenza che l’incremento netto risulta inferiore. 

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Un meccanismo importante, ma non sempre intuitivo 

La rivalutazione automatica è spesso percepita come un aumento lineare, ma in realtà il sistema è articolato e richiede attenzione per almeno tre ragioni: 

  1. non tutti i pensionati ricevono lo stesso tasso di adeguamento, perché operano fasce differenziate [LEGGE 27 dicembre 2019, n.160][Circolare numero 120 del 26-10-2022];
  2. rileva l’importo complessivo dei trattamenti pensionistici, e non sempre il solo assegno principale [Circolare numero 120 del 26-10-2022];
  3. la misura concreta dell’aumento dipende da un indice annuale ufficiale, che viene fissato solo con il successivo provvedimento ministeriale [Sentenza n. 30 del 28/01/2004][Decreto Interministeriale 18 gennaio 2012]. 

A ciò si aggiunge che la materia della perequazione è stata negli anni interessata da numerosi interventi legislativi e da un rilevante contenzioso costituzionale. La Corte costituzionale ha infatti affermato che il legislatore dispone di una certa discrezionalità nel bilanciamento tra tutela del potere d’acquisto e vincoli di finanza pubblica, ma ha anche chiarito che tale discrezionalità incontra limiti di ragionevolezza e proporzionalità [Sentenza n. 70 del 06/05/2015][Sentenza n. 30 del 28/01/2004]. Proprio per questo la disciplina della rivalutazione rappresenta un tema centrale nell’analisi della correttezza del trattamento pensionistico. 

“L’interesse dei pensionati, in particolar modo di quelli titolari di trattamenti previdenziali modesti, è teso alla conservazione del potere di acquisto delle somme percepite, da cui deriva in modo consequenziale il diritto a una prestazione previdenziale adeguata.” [Sentenza n. 70 del 06/05/2015] 

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Perché conviene controllare la propria pensione 

Anche quando l’aumento percentuale appare chiaro, la verifica concreta dell’importo spettante può essere meno semplice di quanto sembri. Occorre infatti valutare: 

  • la corretta collocazione nella fascia di perequazione;
  • il cumulo di eventuali altri trattamenti pensionistici rilevanti;
  • l’incidenza delle ritenute fiscali;
  • gli effetti dell’adeguamento sulla misura effettivamente erogata. 

Per queste ragioni, il tema della rivalutazione automatica non riguarda solo l’incremento annuale dell’assegno, ma si inserisce più in generale nella necessità di controllare la correttezza della pensione in pagamento e di valutare la soluzione pensionistica più favorevole in rapporto alla propria posizione previdenziale. 

La rivalutazione 2027, se dovesse attestarsi intorno al 2,8% come ipotizzato nel documento allegato, potrebbe tradursi in un incremento sensibile per molti pensionati, ma con effetti differenziati in base all’importo complessivo del trattamento e alle fasce previste dalla legge [LEGGE 27 dicembre 2019, n. 160][Circolare numero 120 del 26-10-2022]. Fino all’adozione del dato ufficiale, ogni simulazione resta necessariamente indicativa, ma può già offrire un primo quadro utile per comprendere come potrebbe cambiare il proprio assegno. 

Proprio in virtù della complessità della materia e dell’impatto concreto che anche piccoli scostamenti possono avere nel tempo, può essere particolarmente utile verificare la propria pensione oppure effettuare un’analisi della migliore soluzione pensionistica, approfittando dei servizi legali e previdenziali offerti dalla società, così da accertare la correttezza del trattamento in essere e valutare con precisione le opportunità più convenienti. 

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