Pubblico impiego: sospesa la prescrizione dei contributi fino al 31 dicembre 2026

Pubblico impiego: sospesa la prescrizione dei contributi fino al 31 dicembre 2026

Il legislatore interviene nuovamente in materia di prescrizione contributiva nel pubblico impiego, concedendo alle amministrazioni un ulteriore margine temporale per regolarizzare omissioni riferite a periodi ormai formalmente prescritti.

Con il Messaggio INPS n. 84/2026Messaggio Inps 84/2026 emanato a seguito della pubblicazione in Gazzetta Ufficiale del Decreto-Legge n. 200/2025 (c.d. Milleproroghe 2026), è stato infatti disposto il differimento al 31 dicembre 2026 del termine entro cui le Pubbliche Amministrazioni possono sanare i contributi omessi relativi ai propri dipendenti e collaboratori.

La proroga riguarda sia la contribuzione previdenziale sia quella finalizzata al finanziamento dei trattamenti di fine servizio (TFS) e di fine rapporto (TFR).

Il quadro normativo di riferimento

In via generale, l’art. 3, commi 9 e 10, della Legge n. 335/1995 stabilisce che i contributi di previdenza e assistenza sociale obbligatoria si prescrivono in cinque anni, trascorsi i quali non possono più essere versati.

Tale disciplina è stata estesa anche ai lavoratori iscritti alle gestioni pubbliche ex INPDAP (CTPS, CPDEL, CPS, CPI e CPUG). Nel tempo, tuttavia, il legislatore è intervenuto più volte per consentire alle sole Pubbliche Amministrazioni di regolarizzare omissioni contributive senza subire gli effetti pregiudizievoli della prescrizione, evitando così il ricorso alla costituzione di rendita vitalizia, procedura onerosa e complessa spesso a carico dell’ente datore di lavoro.

Dopo diverse proroghe succedutesi negli anni, l’ultimo intervento normativo sposta in avanti di un ulteriore anno i termini precedentemente fissati.

Cosa cambia con il Milleproroghe 2026

L’art. 1, comma 7, del D.L. n. 200/2025 stabilisce che:

Fino al 31 dicembre 2026 non si applicano i termini di prescrizione per i contributi dovuti dalle Pubbliche Amministrazioni per i periodi retributivi fino al 31 dicembre 2021.

La sospensione riguarda:

  • i dipendenti iscritti alle gestioni ex INPDAP;
  • la contribuzione dovuta per TFS e TFR;
  • i compensi soggetti a contribuzione presso la Gestione Separata INPS.

Le amministrazioni dispongono dunque di un ulteriore anno per:

  • trasmettere o correggere le denunce contributive;
  • effettuare i versamenti relativi a periodi che, in via ordinaria, risulterebbero prescritti.

La “sanatoria rafforzata” per i periodi fino al 2004

Resta inoltre ferma la disciplina speciale introdotta dalla Legge n. 213/2023 per i periodi retributivi fino al 31 dicembre 2004.

In tali casi, la regolarizzazione si perfeziona con la sola trasmissione dei flussi retributivi corretti, senza obbligo di versamento della contribuzione arretrata. Le istruzioni operative sono state fornite dall’INPS con il Messaggio n. 292/2024.

Si tratta di una previsione di particolare rilievo, poiché consente di sistemare posizioni assicurative molto risalenti con un impatto finanziario nullo per l’ente, ma con effetti determinanti sulla futura pensione del lavoratore.

Collaboratori e Gestione Separata

La proroga al 31 dicembre 2026 si applica anche ai compensi corrisposti nell’ambito di:

  • collaborazioni coordinate e continuative;
  • incarichi assimilati (componenti di commissioni, collegi, dottorati di ricerca, ecc.).

Le Pubbliche Amministrazioni committenti possono quindi:

  • inviare denunce contributive tardive,
  • versare i contributi dovuti alla Gestione Separata INPS,

anche se i termini ordinari di prescrizione risultano ormai superati.

La regolarizzazione può avvenire:

  • su iniziativa dell’amministrazione;
  • su segnalazione del collaboratore interessato, con conseguente aggiornamento dell’estratto conto contributivo.

Nessuna sanzione civile

Un ulteriore elemento di favore riguarda il regime sanzionatorio: per le regolarizzazioni effettuate entro il 31 dicembre 2026, non sono dovute sanzioni civili per omesso versamento contributivo.

L’onere resta quindi limitato alla sola contribuzione dovuta, con un evidente vantaggio economico per le amministrazioni e un beneficio previdenziale diretto per i lavoratori interessati.

Perché questi interventi sono importanti per lavoratori e pensionati pubblici

Le omissioni contributive nella carriera di un dipendente pubblico o di un collaboratore possono tradursi in:

  • riduzione dell’anzianità contributiva utile alla pensione
  • importi pensionistici più bassi
  • ritardi nel perfezionamento dei requisiti pensionistici
  • errori nel calcolo di TFS o TFR

Molti lavoratori scoprono tali criticità solo al momento della domanda di pensione, quando i margini di intervento si riducono e le procedure diventano più complesse.

L’importanza di una verifica previdenziale professionale

Alla luce delle continue proroghe normative e della complessità delle regole applicabili alle diverse gestioni pubbliche, è fondamentale che dipendenti ed ex dipendenti pubblici — così come collaboratori della PA — effettuino un controllo puntuale della propria posizione assicurativa.

Un servizio professionale di:

  • analisi dell’estratto conto contributivo,
  • ricostruzione della carriera previdenziale,
  • verifica di eventuali periodi mancanti o non valorizzati,
  • simulazione delle diverse opzioni di pensionamento,

consente di intercettare per tempo anomalie e sfruttare opportunità normative come quella attualmente in vigore.

Consulcesi & Partners offre servizi specialistici di ricalcolo pensionistico, di studio della migliore soluzione di accesso alla pensione e di verifica TFR/TFS,  con particolare attenzione alle carriere nel pubblico impiego e ai rapporti con le gestioni ex INPDAP e Gestione Separata.

Intervenire prima della cessazione dal servizio significa tutelare in modo concreto il proprio futuro previdenziale ed evitare perdite economiche che, una volta liquidata la pensione, possono diventare difficili da recuperare.

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