Pensione a 64 anni, quanto costa davvero l’uscita anticipata: fino a 366 euro in meno

Pensione a 64 anni, quanto costa davvero l’uscita anticipata: fino a 366 euro in meno

Andare in pensione a 64 anni potrebbe diventare un’opzione anche per i lavoratori che oggi rientrano nel sistema misto, cioè per chi ha iniziato a versare contributi prima del 1996. Ma l’anticipo avrebbe un costo significativo sull’importo dell’assegno. La proposta allo studio prevede infatti il ricalcolo dell’intera pensione con il metodo contributivo e, per chi non raggiunge la soglia minima richiesta, anche il possibile utilizzo del TFR. Secondo le simulazioni dell’Osservatorio Previdenza CGIL, contenute nell’analisi del 6 settembre 2026, il ricalcolo potrebbe ridurre l’assegno del 10,6%, con perdite che arrivano a circa 366 euro al mese per le retribuzioni più elevate.

Pensione a 64 anni: la proposta non è ancora una misura definitiva

L’ipotesi è stata rilanciata dalla Lega in vista della Manovra 2027 e punta a estendere la possibilità di uscita a 64 anni anche ai lavoratori con una carriera nel sistema misto. Nell’ipotesi discussa si parla di almeno 25 anni di contributi e del ricalcolo interamente contributivo della pensione. Non si tratta però di una norma già approvata: requisiti, modalità di utilizzo del TFR e altri aspetti della misura dovranno essere ancora definiti.

Il primo ostacolo è la soglia minima dell’assegno

A rendere selettiva l’uscita anticipata è soprattutto la soglia minima dell’importo pensionistico. Nell’attuale disciplina della pensione anticipata contributiva a 64 anni, nel 2026 l’assegno deve essere almeno pari a tre volte l’assegno sociale, cioè 1.638,72 euro lordi al mese. Per le donne la soglia è più bassa in presenza di figli. Dal 2027, inoltre, aumenteranno anche età e requisito contributivo per effetto dell’adeguamento alla speranza di vita.

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Con 30mila euro di stipendio e 30 anni di contributi la pensione non basta

Le simulazioni CGIL mostrano quanto possa essere difficile raggiungere la soglia con retribuzioni medio-basse. Con una retribuzione annua di 30mila euro e 30 anni di contributi, la pensione stimata a 64 anni sarebbe di circa 1.110 euro al mese, molto al di sotto dei 1.638,72 euro richiesti nel 2026. Anche utilizzando il TFR, secondo l’analisi, l’importo disponibile non sarebbe sufficiente a raggiungere la soglia.

Il ricalcolo contributivo è il vero costo dell’anticipo

Il secondo elemento da considerare è il passaggio dal sistema misto al ricalcolo interamente contributivo. La CGIL ha simulato tre lavoratori di 64 anni con 40 anni di contributi, di cui nove maturati prima del 1996, e tre diversi livelli di retribuzione: 35mila, 50mila e 70mila euro. In tutti e tre i casi la riduzione stimata dell’assegno è del 10,6%.

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Con 35mila euro di retribuzione si perdono circa 183 euro al mese

Con una retribuzione annua di 35mila euro, l’assegno calcolato con il sistema misto sarebbe di circa 1.726 euro lordi al mese. Con il ricalcolo contributivo scenderebbe a circa 1.543 euro, con una differenza di 182,77 euro al mese. In questo caso, inoltre, l’importo scenderebbe sotto la soglia di 1.638,72 euro. Per raggiungerla, la simulazione CGIL stima che sarebbe necessario utilizzare circa 24.360 euro di TFR.

Con 50mila euro la perdita arriva a 261 euro al mese

Per chi ha una retribuzione annua di 50mila euro, la pensione stimata con il sistema misto sarebbe di circa 2.466 euro al mese. Con il ricalcolo contributivo scenderebbe a 2.205 euro, con una perdita di circa 261 euro ogni mese. In questo scenario l’importo resta comunque superiore alla soglia minima prevista.

Con 70mila euro si superano i 365 euro in meno

La simulazione più pesante riguarda una retribuzione annua di 70mila euro. L’assegno passerebbe da circa 3.452 euro a 3.087 euro al mese, con una differenza di circa 366 euro mensili. La riduzione percentuale resta quindi pari al 10,6%, ma in valore assoluto il taglio diventa molto più consistente.


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Il 10,6% non è un taglio automatico per tutti

Il dato del 10,6% va letto correttamente: non si tratta di una penalizzazione fissata dalla legge e applicata indistintamente a chi uscirà a 64 anni. È il risultato delle simulazioni elaborate dalla CGIL su specifiche carriere contributive. L’effetto reale del ricalcolo dipenderebbe dalla storia lavorativa, dagli anni maturati prima del 1996, dalle retribuzioni e dalla composizione della carriera contributiva.

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Il TFR diventerebbe un ponte per raggiungere la soglia

La seconda novità della proposta riguarda il TFR. Nell’ipotesi allo studio, per chi dopo il ricalcolo non raggiungesse la soglia minima, il TFR potrebbe essere utilizzato per contribuire a raggiungere l’importo necessario per accedere alla pensione anticipata. È proprio questo meccanismo a suscitare le maggiori critiche della CGIL: il lavoratore otterrebbe l’uscita anticipata, ma accettando sia un assegno pensionistico più basso sia, in alcuni casi, l’utilizzo di una parte del proprio TFR.

Chi rischia di essere più penalizzato

L’effetto della misura sarebbe particolarmente rilevante per chi ha retribuzioni basse, carriere discontinue o pochi anni di contribuzione. Per queste categorie il problema non sarebbe soltanto il ricalcolo dell’assegno, ma anche la difficoltà di superare la soglia minima richiesta per poter accedere all’uscita a 64 anni.

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Pensione a 64 anni: conviene davvero?

La risposta dipende dalla situazione individuale. L’anticipo consente di lasciare il lavoro prima, ma può comportare una pensione più bassa per tutta la durata del pensionamento e, nei casi in cui l’assegno non raggiunga la soglia, anche il ricorso al TFR. La convenienza economica, quindi, non può essere valutata guardando soltanto all’importo mensile perso con il ricalcolo: occorre considerare anche gli anni di pensione percepiti in anticipo, i contributi che non verrebbero più versati lavorando e l’eventuale utilizzo del TFR.

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La proposta dovrà ancora essere trasformata in una norma

Per ora, dunque, la pensione a 64 anni per i lavoratori del sistema misto resta un’ipotesi di riforma. Il confronto sulla Manovra 2027 dovrà definire requisiti contributivi, soglia economica, modalità di trasformazione del TFR e condizioni del ricalcolo. Le simulazioni CGIL mostrano però già il punto centrale del dibattito: l’uscita anticipata può essere possibile, ma il prezzo potrebbe essere una riduzione significativa dell’assegno pensionistico.

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