Ape sociale 2027, cambia il requisito per andare in pensione prima: servono 63 anni e 6 mesi
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L'uscita anticipata dal lavoro resta una possibilità anche nel 2027 per alcune categorie di lavoratori che si trovano in condizioni di difficoltà. Il disegno di legge di Bilancio prevede infatti la proroga dell'Ape sociale fino al 31 dicembre 2027, evitando che una misura introdotta in via sperimentale nel 2017 arrivi a scadenza alla fine di quest'anno. La conferma, tuttavia, non significa che tutto resterà invariato. Dal prossimo gennaio il requisito anagrafico dovrebbe salire a 63 anni e 6 mesi, contro i 63 anni e 5 mesi richiesti nel 2026. Un incremento di un mese che dovrà essere considerato da chi sta programmando l'uscita dal lavoro e ritiene di poter accedere a questo canale previdenziale.
L'Ape sociale non è una pensione vera e propria, ma un'indennità temporanea a carico dello Stato ed erogata dall'Inps. È destinata a persone che hanno raggiunto una determinata età, maturato un certo numero di contributi e si trovano in specifiche situazioni lavorative, familiari o di salute. Non è quindi una misura aperta a tutti coloro che desiderano anticipare il pensionamento: per ottenerla bisogna rientrare in una delle quattro categorie individuate dalla legge. Vediamo quali sono le condizioni previste per il 2027, quanto si può ricevere e quali regole occorre conoscere.
Ape sociale 2027: età minima e requisiti contributivi
Il primo requisito per accedere all'Ape sociale nel 2027 sarà aver compiuto 63 anni e 6 mesi, se la disposizione contenuta nel disegno di legge di Bilancio sarà approvata nella sua formulazione attuale. Nel 2026, invece, l'età minima richiesta è di 63 anni e 5 mesi. La Manovra propone inoltre di prorogare la misura e di mantenere le quattro categorie ammesse: disoccupati, caregiver, invalidi civili e lavoratori impegnati in mansioni gravose.
Il requisito contributivo ordinario è di almeno 30 anni per disoccupati, caregiver e persone con invalidità civile. Per chi svolge attività gravose, invece, la soglia sale a 36 anni di contributi, con una riduzione a 32 anni per alcune categorie specifiche, tra cui determinate figure del settore edile e ceramico.
È previsto un beneficio specifico per le lavoratrici: il requisito contributivo può essere ridotto di 12 mesi per ogni figlio, fino a un massimo di due anni. Lo sconto riguarda gli anni di contribuzione richiesti e non modifica l'età anagrafica minima necessaria per accedere alla prestazione.
Per ottenere il beneficio occorre inoltre aver cessato l'attività lavorativa e non essere già titolari di una pensione diretta. L'accesso resta subordinato alla verifica dei requisiti da parte dell'Inps e alla disponibilità delle risorse finanziarie stanziate.
Disoccupati, caregiver, invalidi e lavoratori gravosi: chi può richiederla
La prima categoria ammessa è quella dei disoccupati che hanno perso il lavoro in seguito a licenziamento, anche collettivo, dimissioni per giusta causa o risoluzione consensuale nell'ambito delle procedure previste dalla legge. Può rientrare nella platea anche chi ha terminato un contratto a tempo determinato, a condizione di aver svolto almeno 18 mesi di lavoro dipendente nei tre anni precedenti la cessazione del rapporto. Per accedere all'Ape sociale è necessario aver concluso integralmente il periodo di fruizione dell'indennità di disoccupazione spettante, come la Naspi, e possedere almeno 30 anni di contributi.
La seconda categoria comprende i caregiver, cioè i lavoratori che assistono da almeno sei mesi il coniuge o un parente di primo grado convivente con handicap in situazione di gravità, riconosciuto ai sensi della legge 104. La tutela può estendersi anche a chi assiste un parente o affine di secondo grado convivente, ma soltanto in presenza di condizioni specifiche: i genitori o il coniuge della persona assistita devono aver compiuto 70 anni, essere affetti da patologie invalidanti oppure essere deceduti o mancanti. Anche per questa categoria sono richiesti almeno 30 anni di contribuzione.
Possono inoltre accedere all'anticipo pensionistico i lavoratori con invalidità civile pari o superiore al 74%. La riduzione della capacità lavorativa deve essere accertata dalle commissioni competenti per il riconoscimento dell'invalidità civile e deve essere accompagnata da almeno 30 anni di contributi.
La quarta categoria è quella dei lavoratori gravosi, impegnati in attività particolarmente faticose o pesanti riconosciute dalla legge. Per rientrare in questa platea occorre essere lavoratori dipendenti al momento della decorrenza dell'indennità e aver svolto una o più delle professioni ammesse per almeno sette anni negli ultimi dieci oppure sei anni negli ultimi sette. Il requisito contributivo è generalmente di 36 anni, ma scende a 32 anni per specifiche categorie, tra cui gli operai edili individuati dalla normativa, i ceramisti e i conduttori di impianti per la formatura di articoli in ceramica e terracotta.
Per individuare le mansioni ammesse si fa riferimento all'elenco delle professioni gravose previsto dalla legge 234/2021 e alle classificazioni professionali Istat, tenendo conto anche dei chiarimenti forniti dall'Inps con il messaggio n. 1808 del 29 maggio 2026. Non è sufficiente, quindi, svolgere un lavoro genericamente faticoso: la professione deve rientrare tra quelle riconosciute dalla disciplina dell'Ape sociale.
Quanto spetta con l'Ape sociale: importo massimo e durata
L'indennità riconosciuta dall'Inps viene calcolata sulla base della pensione maturata al momento dell'accesso alla prestazione. È previsto, però, un limite massimo: l'importo non può superare 1.500 euro lordi al mese. Chi ha maturato un trattamento pensionistico di importo inferiore riceverà una somma corrispondente alla pensione teoricamente spettante; chi ha maturato un assegno più elevato non potrà invece superare il tetto stabilito.
L'Ape sociale viene corrisposta per 12 mensilità all'anno, senza tredicesima. L'importo non viene rivalutato annualmente e non è integrato al trattamento minimo. Durante il periodo di erogazione, inoltre, non vengono accreditati contributi figurativi: il tempo trascorso beneficiando dell'indennità, quindi, non incrementa automaticamente la posizione contributiva del lavoratore.
Il sostegno accompagna il beneficiario fino al raggiungimento dell'età prevista per la pensione di vecchiaia oppure fino alla maturazione dei requisiti per un altro trattamento pensionistico anticipato. È importante considerare anche le regole di cumulabilità: l'Ape sociale non può essere sommata a redditi derivanti da lavoro dipendente o autonomo. Fa eccezione il lavoro autonomo occasionale, consentito entro il limite di 5.000 euro lordi annui.
Proroga Ape sociale: le risorse stanziate fino al 2032
La prosecuzione della misura richiede anche un finanziamento dedicato. Per sostenere la proroga al 2027, il disegno di legge di Bilancio prevede nuovi stanziamenti che accompagnano la prestazione anche negli anni successivi.
Le risorse indicate sono pari a 180 milioni di euro per il 2027, 370 milioni per il 2028, 350 milioni per il 2029, 300 milioni per il 2030, 170 milioni per il 2031 e 30 milioni per il 2032.
La proroga, dunque, punta a mantenere aperta una possibilità di uscita anticipata per lavoratori che si trovano in condizioni di particolare difficoltà, senza trasformare l'Ape sociale in uno strumento generalizzato di pensionamento anticipato. Le risorse stanziate e le condizioni di accesso dovranno comunque essere confermate nel testo definitivo della legge di Bilancio.
Domanda Ape sociale: le scadenze da ricordare per il 2026
Chi intende accedere all'Ape sociale entro la fine del 2026 deve prestare attenzione anche alle scadenze previste per l'anno in corso. L'ultima finestra per presentare all'Inps la domanda di riconoscimento delle condizioni di accesso è fissata al 30 novembre 2026. Le precedenti scadenze erano il 31 marzo e il 15 luglio.
La procedura prevede due passaggi: prima occorre chiedere all'Inps il riconoscimento dei requisiti necessari per ottenere il beneficio; successivamente bisogna presentare la domanda per l'erogazione dell'indennità. Chi possiede già tutti i requisiti può inoltrare entrambe le richieste contestualmente.
È importante distinguere queste scadenze da quelle relative al 2027: il termine del 30 novembre riguarda infatti le domande per il riconoscimento delle condizioni di accesso nel 2026. Per il prossimo anno bisognerà attendere le indicazioni operative dell'Inps, che definiranno modalità e termini per presentare le nuove richieste, una volta completato l'iter della legge di Bilancio.
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